Battaglia comune – lettera aperta del presidente di Confcooperative Marco Menni


Abbiamo bisogno di sentirci vicini e di essere insieme in una battaglia comune.

 

Una battaglia comune è il richiamo di una lettera aperta scritta dal presidente di Confcooperative Brescia, Marco Menni e che vogliamo condividere.  La lettera è un forte appello alla cooperazione tra tutte le parti interessate e che mai come in questi giorni dovrebbero cercare di collaborare sinergicamente e nell’interesse più alto, cioè quello Comune e non delle singole parti interessate.

Una battaglia comune, un impegno di tutti e per tutti. Anche il mondo del volontariato e della cooperazione – soprattutto nelle Rsa, nei centri di assistenza per disabili e minori fino all’assistenza a domicilio – opera oggi come negli ospedali e nei Pronto soccorso. Ovvero in stato di emergenza, senza orari e con grande preoccupata consapevolezza, attenzione, rispetto delle regole pur non protocollate, perché non è facile avere protocolli definiti in
emergenze mai riscontrate.
A questi operatori, agli amministratori di cooperative; di RSA; di associazioni, il grazie mio personale e dell’intera Confcooperative bresciana. Sono decine le nostre associate che già versano in enorme difficoltà logistica, con operatori ammalati a casa o in ospedale, ma che cercano di restare aderenti ai propri compiti, alle proprie responsabilità.
Un sentimento di vicinanza che Segue

Cooperative sociali unite insieme in una battaglia comune prima e dopo gli ospedali.

negrini

Pubblichiamo anche alcune parole di un post facebook di Valeria Negrini cooperatrice e Portavoce del Forum del Terzo Settore Lombardia.

Facciamo luce su realtà che continuano ad operare in questo momento drammatico; anche loro, come chi lavora negli ospedali, lo fanno con generosità, con competenza e sacrifico. Lo fanno perché “prima le persone” non è solo un concetto o uno slogan ma è un modo di interpretare e agire nel lavoro quotidiano. Sono le cooperative sociali e le molte associazioni che tutti i giorni, da prima del COVID -19, adesso e dopo continuano ad assistere e curare anziani e disabili, persone con problemi di salute mentale e dipendenza, minori e famiglie, migranti e senza dimora.”

La cooperazione sociale unita e operativa per il bene comune.

“Lo fanno anche sapendo di assumersi un rischio, perché le protezioni individuali scarseggiano e qualcuno fra di loro si sta ammalando. Lo fanno cercando di re-inventare, là dove possibile, i loro servizi per riuscire, anche a distanza, a stare vicino alle persone più sole e più fragili. In queste settimane hanno inviato richieste ad ATS, a Regione, ai Comuni per avere informazioni chiare e univoche in merito alla gestione dei servizi e alla necessità di avere DPI adeguati. Quasi sempre hanno ottenuto silenzi, risposte vaghe, non uniformi, eppure continuano ad operare, si assumono la responsabilità che le leggi, i decreti, gli accreditamenti hanno loro assegnato, ma soprattutto che la loro coscienza suggerisce e guida. Non li fermeranno le diffide che solerti sindacati hanno inviato o le comunicazioni di tagli ai contratti pubblici da parte di zelanti funzionari comunali.”

Cooperazione sociale “il prima e il dopo degli ospedali”.

“Non sono degli incoscienti, sono cooperatori e cooperatrici sociali, sanno che il loro lavoro serve, soprattutto in questo momento, ad evitare che gli ospedali scoppino: i loro servizi sono il prima e il dopo degli ospedali. Sanno che sono utili per mantenere viva la solidarietà e il senso di comunità. Questi lavoratori del terzo settore hanno bisogno di risposte ed indicazioni chiare e di dispositivi di protezione adeguati che consentano anche a loro di lavorare bene mettendo in sicurezza le persone che seguono e sé stessi. Mettiamoli in condizione di poterlo fare; senza il lavoro di migliaia di cooperatori e cooperatrici sociali, così come di volontari tutto diventerebbe più difficile e molte più persone non riusciranno a farcela.”

Le parole hanno delle conseguenze, sono già azioni. Restiamo uniti oltre TUTTE le distanze.